domenica 13 maggio 2018

Skullhead: "Blame the bosses!"

Una grande band. Una grande canzone. Un testo immenso! Consapevolezza, sociale e politica, allo stato puro! Ed era il 1989.

SKULLHEAD: BLAME THE BOSSES!

I just do not sure blame you mate
When I look in your eyes and I just see hate
Don’t blame the blacks for the situation
They’re just a capitalist creation
I know that they shouldn’t be here
But they’re not the enemy to fear
The bosses are our enemy
Smash their power, save our country
So blame the bosses for the blacks
They’re the ones who stab our backs
Blame the bosses for the blacks
Fight the bosses, fight back fight back!
The reds they have not got a clue
They use the blacks for power too
Worse than the bosses, just commie scum
And like the bosses, their time will come
Repatriation is the only solution
Destroy cheap labor and rich boy pollution
Nationalism for every creed
Smash the bosses smash their greed!!!


sabato 5 maggio 2018

35-49enni: una generazione sacrificata sull'altare del profitto delle imprese!


Una delle finalità che ci siamo posti fin dalla creazione di questo blog, ormai quasi 10 anni fa, è sempre stata quella di mostrare aspetti poco considerati dai media ufficiali, specie in campo economico. Avendo ben presente che il sistema capitalista, il liberismo economico, non sono una benevolenza per cittadini e nazioni, ma bensì catene imposte dalle oligarchie dominanti sui popoli.
Uno degli aspetti, uno dei più odiosi, di questo vero e proprio sistema dittatoriale riguarda l'ormai pluridecennale guerra scatenata in Italia dalle classi imprenditoriali contro i lavoratori.
Il quadro complessivo della società italiana odierna mostra come i lavoratori siano sempre più marginali, con salari sempre più striminziti (a cui fanno invece da contraltare i picchi straordinari raggiunti dai compensi del management e dai profitti degli imprenditori). Un sistema ormai completamente strutturato su ingiustizie, precarietà, insicurezza, sfruttamento e povertà, con politiche di welfare inutili e insensate, lontanissime dai modelli europei, in un paese dove la politica è ormai da anni, a sinistra come a destra, totalmente schierata dalla parte di imprese e imprenditori.
Una delle vittime di questa vera e propria guerra di classe è la generazione dei 30-40enni, che pure il Sole 24 Ore ha dovuto riconoscere come "La generazione sotto scacco"!
I dati Istat mostrano impietosamente come nella fascia dei 35-49enni i disoccupati hanno superato ormai il milione (1 milione e 41mila a marzo 2018, +3,4% in un anno) e continuano ad aumentare, rilevazione dopo rilevazione, senza che nessuno evidenzi la cosa. Mentre politica e media brindano al calo della disoccupazione giovanile e a presunti 'record di occupati' (sminuendo oltretutto l'impatto della precarietà), c’è un buco nella forza lavoro italiana che continua ad allargarsi: in un anno nella fascia 35-49 anni si contano 246mila occupati in meno. Una vera e propria 'crisi sociale' tenuta scrupolosamente nascosta o quanto meno lontana dai riflettori.
Questo disastro, questa macelleria sociale di cui un'intera generazione sta pagando un conto salatissimo, è stato provocato da insensate e criminali politiche 'del lavoro' precarizzanti travestite da 'riforme' unicamente per far aumentare i profitti delle imprese, specie quelle esportatrici! Disastro che si ripercuote poi sul sistema stesso, provocando la stagnazione dei consumi, la chiusura di migliaia di strutture commerciali e quindi la crescita più bassa d'Europa, inferiore addirittura a quella del Portogallo!




martedì 1 maggio 2018

INTERVISTA CON MAX G., EDITORE DELLA RIVISTA NR 'RIVOLTA'!


Circa 20 anni fa usciva in Italia ‘Rivolta’, rivista nazionalrivoluzionaria unica nel suo genere, portabandiera in quello spezzone di anni ’90 delle Idee e delle visioni di un certo ambiente militante politico e sociale.
Per onorare la memoria di quella grande rivista, senza dubbio una pietra miliare nel panorama della propaganda NR, abbiamo quindi realizzato una breve intervista con Max, l’ideatore e redattore della rivista.


Max, come è nata l’idea di realizzare una rivista come Rivolta? Quali erano i valori e i riferimenti a cui si richiamava e a chi era destinata la rivista?
Innanzitutto grazie per l’intervista e lo spazio che mi concedi. Rivolta nacque nella primavera del 1997 all’interno del Raggruppamento Giovanile AVANGUARDIA GIOVANILE del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Nacque con lo scopo di spronare, illuminare e stimolare, fornendo armi culturali per la lotta senza tregua contro le oligarchie capitalistiche, i Fantocci dell’UE e le puttane dell’Imperialismo Amerikano. Era rivolta essenzialmente alla Base Giovanile del Movimento ed a tutte quelle realtà Nazionalrivoluzionarie che lottavano contro la Società Capitalistica Borghese e che appoggiavano la Lotta degli Oppressi contro gli Sfruttatori. A tutte quelle realtà, insomma, che rappresentavano l’Antisistema senza settarismi o dogmatismi. I valori e il patrimonio ideologico di riferimento della Rivista era il Socialismo Rivoluzionario e di Avanguardia le cui radici si possono ritrovare nella seconda metà del Secolo XIX con la fusione delle correnti Nazionaliste e del cosiddetto Socialismo Utopistico pre e/o anti-marxiano. Mi consideravo, anzi ci consideravamo, gli eredi ideologici di uomini quali Blanqui, Mazzini, Sorel, Corridoni e di quel Sindacalismo Rivoluzionario che fu anche dei fratelli De Ambris. I fieri eredi del Fascismo Diciannovista, della Rivoluzionaria e tragica esperienza della R.S.I., delle Croci Frecciate Ungheresi, del Socialismo Nazionale di Otto e Gregor Strasser e delle SA di Stennes, del Nazionalismo Rivoluzionario dei Freikorps e del loro nichilismo eroico di combattenti liberi, presente anche in Jünger, nella sua visione nazionalista e quasi dionisiaca della vita, accostabile al pensiero nietzschiano, del Nazional-sindacalismo di Ramiro Ledesma Ramos, del Movimento ascetico spirituale dei legionari rumeni di C.Z. Codreanu, del Nazional-Comunitarismo Grand’Europeo del più geniale ideologo del secondo dopoguerra, Jean Thiriart. In un certo senso, perdonami l’esagerazione, ci consideravamo anche figli eretici di Anarchici come Malatesta, Durruti o di Comunisti come Spirito, Bombacci, uomini che dedicarono la vita all’Apostolato Sociale.

Se non ricordo male, tu provenivi dall’esperienza di Base Autonoma. Quale peso e influssi ha avuto questa esperienza sul progetto editoriale di Rivolta? Com’era il contesto politico all’epoca?
Ricordi bene. All’epoca io ero nel Direttivo dell’Associazione Culturale Liguria Fronte Skinheads e vivevo l’impegno politico in maniera assoluta e totalizzante. Il nostro movimentismo, che caratterizzava l’approccio alla politica da parte del movimento Skins, ci portò ad entrare in contatto con le altre realtà Nazionalrivoluzionarie fine anni Ottanta, primi anni Novanta, come DART, il Movimento Politico, Ideogramma ed il Sentiero. Noi come Associazione Skinhead (LFS, VFS, AS) eravamo intenzionati a non limitarci a portare avanti un progetto solo musicale  ma a fare attività politica attiva sul territorio, quindi ci ritrovammo ad aver di fronte le altre realtà NR con le quali era possibile rapportarsi. Ci trovammo così a stringere una vasta rete di contatti a livello nazionale e internazionale. Questo nostro approccio movimentista nazionalrivoluzionario e di apertura nei confronti di realtà, contesti e ambiti fino ad allora considerati parecchio distanti, portò alla possibilità di concretizzarsi nelle sembianze di un nuovo contenitore politico che prenderà il nome di Base Autonoma. Questa Federazione di Gruppi mutuava il nome dall’esperienza avviata in Spagna da diverse organizzazioni NR. Tali gruppi operavano a livello nazionale sotto la sigla Bases Autonomas. Diciamo che questa esperienza mi ha formato a livello di Militanza rivoluzionaria ma non ha influito sul progetto Editoriale di Rivolta in quanto troppo distante il contesto in cui operavamo e diversa la situazione politica. Il fatto poi che avevamo subito una repressione durissima mi aveva insegnato ad approcciarmi tatticamente in maniera nuova. Insomma avevo capito che innanzitutto era importante cercare di arrivare al cuore della gente, rigettando la retorica o l’eccessiva ostentazione di atteggiamenti difficilmente digeribili dalla gente. D’altronde la legge liberticida “Mancino” fu il primo esempio di Totalitarismo Democratico. Fu l’arma con cui il Sistema ci colpì e molti di noi ci cascarono e la gente comune nemmeno se ne accorgeva. Una legge fatta apposta per noi. Ma che gentili!
Il contesto era quello dove il Mondialismo incominciava a celebrare i suoi fasti con l’utilizzo di un’immigrazione sempre più fuori controllo e dove il Liberal-Capitalismo regolava i conti a modo suo. I Signori del Sistema volevano strapparci un “Sì” rassegnato alla logica dell’economia “liberista” del Mondialismo e dell’immigrazione selvaggia che altro non avrebbe provocato che neo-schiavi a buon mercato.

Quanti numeri sono stati pubblicati? Che accoglienza aveva avuto la rivista ai tempi?
Furono pubblicati 4 numeri dal Giugno del 1997 ad Aprile del 1999. La Rivista fu accolta molto bene dal momento che tutti i numeri raggiunsero la cifra di circa 1500 copie distribuite. Rivolta fu per molti la rivista per chi non voleva arrendersi alla morte lenta ma inevitabile delle intelligenze, delle culture e delle Tradizioni dei Popoli Indo-Europei. La Rivista di chi diceva NO alla logica politica dei due poli liberal-capitalisti che riproponeva lo sfruttamento, l’inquinamento e il dominio del Capitale apolide e cosmopolita in stile “salsa” Yankee.

In Rivolta è presente una grande attenzione alle tematiche NR in un’ottica anticapitalista e antimondialista. Diversi articoli trattano del tema dell’autonomia, in una sorta di anticipazione di certe tendenze che prenderanno piede in tutta Europa negli anni 2000. Cosa ne pensi, a distanza di 20 anni?
Io ho sempre pensato che una Rivista NR deve essere il seme e il Popolo la terra. Bisogna dire che Rivolta nasce dal riflusso dell’anima NR colpita duramente dall’ “Operazione Runa” e che quindi per l’avvenire della Opposizione Nazionale e Sociale la nuova discriminante non doveva più essere la vecchia dicotomia destra/sinistra, mantenuta dal Sistema per dividere i Rivoluzionari, ma fra i sostenitori del liberismo economico borghese ed apolide ed i nuovi rivoluzionari radicali dell’ALTERNATIVA GLOBALE al Sistema, conscia del proprio patrimonio ideologico e storico. Rigenerarsi era la parola d’ordine di autocritica politica ed ideologica in vista del rinnovamento totale e vincente, senza MAI rinnegare però nulla. Volevo/volevamo dare con questa Opposizione di Popolo, Sociale e Nazionale, innanzitutto una risposta antitetica alla “mentalità borghese” ed allo “spirito mercantile”. Pensavo, a torto o a ragione, dopo 20 anni probabilmente sbagliando, che stavano maturando le condizioni perché l’Unità Anti-Sistema della Nuova Opposizione Sociale ed il nuovo Socialismo Rivoluzionario, significasse l’affermazione della coscienza rivoluzionaria di tutte le classi lavoratrici, il soggetto storico che avrebbe potuto seppellire l’Imperialismo Sionista-Amerikano ed i suoi servili alleati borghesi. Volevo, con Rivolta, che fosse chiaro che non bisognava fare gli errori “mortali” del vecchio MSI perché il nemico principale era proprio la destra borghese che in seno ad esso si annidava. Una destra borghese, connubio immondo di reazionarismo ed egoismo, i cui paladini erano Fini e Berlusconi ma anche Prodi e D’Alema con le loro “pozioni mortali” ultra-liberiste. Volevo scuotere le pesantezze sociologiche ed ideologiche accumulate in decenni di sconfitte politiche, riavvicinandomi alle origini del movimento NR, con ciò che costituiva l’essenza stessa del Nazionalismo. Con Rivolta, volevo procedere ad una genealogia del Nazionalismo, quantomeno liberarne l’essenza, definendo un progetto politico senza concessioni di linguaggio agli elementi destrorsi che parassitavano il Nazionalismo Rivoluzionario. Volevo lasciarmi alle spalle i rottami ideologici dell’estremismo destrorso, come i marci steccati del dogmatismo auto-riflettente del “destra-sinistra”. Sapevo che questo compito era arduo e lungo. Rivolta voleva ESSERE formazione non dogmatica ma NUOVA, RADICALE, DURA e ATTRAENTE. Non volevo più rinchiudermi, cioè, all’interno di ideologismi angusti e dogmatici compromettendo l’agilità rivoluzionaria e ricadendo in schematismi infruttuosi. Per me il concetto di Autonomia e di Gruppi Autonomi doveva essere la struttura fondamentale del Movimento Nazional-Rivoluzionario e dell’Azione Diretta di Popolo. Secondo me un piccolo numero di militanti autonomamente organizzati, però mai indipendenti, dovevano essere l’Avanguardia Rivoluzionaria in prima linea.

La musica, nei suoi diversi generi, diventa in quegli anni sempre più importante nel campo nazionalista come mezzo per ispirare le lotte e per veicolare le idee. Rivolta essendo una rivista militante a 360 gradi, dedicava grande spazio alla musica. Che ci dici in merito? C’era qualche band che vi aveva influenzato o colpito particolarmente?
Io ho sempre pensato che la musica nazional-rivoluzionaria fosse un’arma a disposizione per svegliare la gioventù dall’immondo torpore creato dal liberal-capitalismo. Io sono cresciuto musicalmente con il RAC anche se col tempo i miei gusti sono cambiati ed adesso apprezzo anche altri generi estremi e radicali come il Black Metal. I miei gruppi preferiti rimangono Peggior Amico, Skrewdriver, Bunker 84, Legion 88, Der Sturmer, Kristallnacht, Stahlfront, Selbstmord.

Max ti ringrazio per il tempo concesso.  Vuoi ancora dirci qualcosa?

Grazie a voi per l’intervista. L’IDEALE CI HA DATO LE ARMI, CREDERE E’ IL NOSTRO SCUDO, LA SPADA DEL CORAGGIO E’ RIVOLTA AL FUTURO! Resistere per sopravvivere. Vivere per lottare. Lottare per vincere. La Vittoria per la Rivoluzione e la Rivoluzione per l’Uomo Nuovo. Ultima risorsa dei Popoli Indo-Europei di fronte al liberismo mondialista, il Nazionalsolidarismo è più che mai la SOLA IDEA RIVOLUZIONARIA in Europa. Il Risveglio dei nostri Popoli e l’Alba di un mondo rinnovato ha questo nome: il Nazionalsolidarismo rivoluzionario!

0

venerdì 20 aprile 2018

Peggio di Grecia e Portogallo!

L'Italia cresce meno di Grecia e Portogallo. Questa la realtà delle prestazioni economiche nazionali. L'Italia, che nel 1991 era la quarta potenza mondiale e che tutt'oggi resta pur sempre la seconda potenza manufatturiera in Europa, oggi cresce meno di tutti nel continente. Ma ai nostri politici va bene così. Anzi, benissimo: "Avanti così" esorta il ministro Padoan. L'export tira, tira da matti, come i dati dei mesi scorsi confermano: esportazioni aumentate del 7,3%, raggiungendo i 330,7 miliardi di euro, mentre i tedeschi crescono del 6,4% e i francesi del 4,1%. Pochi stanno facendo profitti paurosi! Ma a differenza di Francia e Germania, così come di tutti gli altri paesi europei, il mercato interno italiano è un disastro, con i consumi al palo o in calo, il numero di disoccupati ormai stabile a due cifre, la precarietà che la fa da padrone in ogni ambito e un futuro tetro per sempre più italiani! Ma l'importante è che padroni e padroncini abbiano sempre a disposizione legioni di disperati senza futuro (e dove agli autoctoni si assommano sempre più immigrati, i quali, grazie anche a controriforme padronali come quella dell'Isee, si pappano ormai fette sempre più consistenti di welfare, lasciando a bocca asciutta i nativi), così da poter ridurre gli stipendi sempre più. Tanto loro esportano, che gli importa del mercato interno!
Un quadro che mostra un'Italia ormai ridotta al rango di 'repubblica delle banane': economia ormai centrata unicamente sull'export, con zero attenzioni al mercato interno. Altro che 'instabilità politica': sono la disoccupazione cronica dilagante (specie in età avanzata, tra i 35 e i 49 anni), il crollo dei consumi, la chiusura continua di attività commerciali, la precarietà permanente, l'assenza di ammortizzatori sociali adeguati e di un sistema di welfare decente a far colare a picco l'Italia. E purtroppo, nel desolante quadro politico attuale, non ci sembra di vedere alternative a questa deriva!

venerdì 13 aprile 2018

Contro l'aggressione alla Siria!

CONTRO L'IMPERIALISMO MONDIALISTA!
CONTRO L'AGGRESSIONE ALLA SIRIA!


lunedì 26 marzo 2018

Prima del Reddito di Cittadinanza


Negli ultimi tempi si fa un gran parlare della proposta del M5S di RDC, come se fosse una novità nel panorama politico italiano. Ma chi proviene da una certa storia politica ricorderà molto bene che già più di 20 anni fa, nel 1995, la Fiamma Tricolore aveva (ed ha tuttora) nel suo programma la richiesta di introduzione di un Reddito Monetario di Cittadinanza e che uno dei punti cardine dell’azione politica del MSFT già in quegli anni era la proposta del salario minimo di inserimento sociale. Ciò grazie alla sensibilità sociale e politica di un personaggio non convenzionale come Pino Rauti, definito negli anni ‘70 dalla sovietica Pravda come un “incendiario di anime”, espressione di un Nazionalismo rivoluzionario socialmente e culturalmente alternativo alla ‘destra’ borghese funzionale ai diktat neoliberisti! Un Nazionalismo che aveva nel concetto radicale di Giustizia Sociale e nella messa in discussione del capitalismo i pilastri di una cultura politica realmente riformatrice e attenta alle esigenze e ai bisogni delle classi popolari e delle fasce più deboli della società (oggi in pauroso aumento) spesso snobbate dai politicanti reazionari. Rauti già ai tempi era conscio che uno dei problemi più grossi che attanagliano l’Italia è senza dubbio quello della disoccupazione cronica, della disoccupazione involontaria permanente, e che l’unica via per combattere adeguatamente questo cancro rimane quella del reddito minimo! Una battaglia purtroppo dimenticata!


L'articolo sotto, del 1999, dimostra come già anche 20 anni fa la disoccupazione cronica fosse un problema rilevante nella nostra nazione. Oggi le cose sono peggiorate, ma poche, pochissime, sono le soluzioni proposte, purtroppo!